SOUND OF NOISE
Tutto ha origine con “Music for one apartament and six drummers”, corto del 2001 di Ola Simonsson e Johannes Stjärne Nilsson, svedesi. La situazione: sei persone aspettano il minuto esatto per subentrare clandestinamente in un appartamento dove “incominciano” a improvvisare una session itinerante all’interno delle stanze, utilizzando - con un’estetica a metà fra l’industrial e la musica campionata-concreta, gli elementi sonori a disposizione. Adesso Jim Birmant, giovane produttore, ha avuto la bella idea di allargare questa situazione (che ha la perfezione di un concept infinitamente rideclinabile) e sviluppare un film cop con elementi da black comedy, Sound of noise.
Un plot ironico da crime story farà da sfondo alle incursioni dei destabilizzatori musicali, un po’ nichilisticamente idioti ma solo se valesse la pena avvalersi di questo dato: in realtà questi psicologismi non interessano, almeno nel corto, i personaggi, le cui differenze e peculiarità sono abbastanza randomizzate dall’estemporanea funzione che ricoprono. Sono performers che agiscono producendo-consumando atti di terrorismo quotidiano, ognuno con potenzialità e virtualità caratteristiche che non vengono sviluppate ma emergono come suggestioni per lo spettatore nella neutralità feconda del contesto.
Unico tentativo di musical prosumer (e probabilmente unico musical possibile).
Musical, perchè, esattamente come nel genere storico, la colonna sonora è integrata senza soluzioni di continuità col resto, legata alle interruzioni e agli intervalli, con i passaggi (non) ‘musicali’, in un’estetica anche nichilisticamente adeguata alla fine-tramonto (nuovo inizio?) del genere, slegata dall’impostura dei fasti kitsch di un dancerinthedark imitativo e falsamente negativo.
Ed è prosumer, perchè il genere si produce direttamente utilizzando/fruendo la tecnica, il godimento totale della visione è dato dal background spettatoriale e dall'immediato interesse per il livello produttivo.
Già nel cortometraggio – attendiamo ancora di visionare “Sound of Noise”- emergono agganci con il genere, che un po’ soderberghianamente si legano a logiche narrativo-formali, inquadrature studiate e passaggi audio che esteticamente citano clichè e momenti di genere, in questo caso cop- action-comedy. Il video d'altra parte è un flusso di freddezza muta anche quando la colonna sonora lo anima, comico nei suoi agganci e sganciamenti coll'audio: anarchicamente creativo.
L'opera è traduzione dell'operazione, coincide con la ricerca a monte, ne rivela i meccanismi, ne traduce i campionamenti.
Aspettiamo di vedere come quest'idea sarà sviluppata nel film, già presentato con successo all'ultimo Festival di Cannes.